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L'erba proibita esce in DVD.


Quattro anni fa, quando il film usci' nei cinema, esisteva ancora la distinzione tra droghe leggere e pesanti, abolita dalla nuova legge. Ma nonostante cio' 'L'erba proibita', film-documentario tutto italiano sulla cannabis che arriva ora anche in Dvd, desto' perplessita' tra i piu' conservatori che forse individuarono nel sottotitolo 'L' erba piu' amata dagli italiani' un'istigazione piu' che una constatazione.
Il film, rieditato ora per l'home video con oltre un'ora di extra, tra cui molti interventi di specialisti, parla delle (molteplici) virtu' e delle (rare) controindicazioni della canapa spaziando da quella che si fuma, nota come marijuana ('La marijuana fa bene' diceva un vecchio slogan degli anni Settanta) a quella con cui si fanno corde, vele, mattoni, carburanti, vernici, automobili, banconote, reti, bandiere, tende, oli alimentari e da illuminazione, rimedi antidolorifici e antispastici .
'L'erba proibita' affronta infatti anche l'aspetto scientifico, musicale e storico della 'cannabis' raccontandone storie, musiche e segreti: secondo la definizione degli autori 'e' un film antiproibizionista ma anche il primo film che cerca di raccontare tutte le cose che stanno dietro al dibattito ideologico pro e contro le droghe'.
Paolo Rossi fa da conduttore della storia, ma ci sono anche Dario Fo, Dario Vergassola e Davide Riondino, piu' una serie di gruppi italiani che all' erba hanno dedicato canzoni e iniziative: dai 99 Posse ai Sud Sound System.
Ideato e realizzato da Daniele Mazzocca e Cristiano Bortone, il film e' stato girato e montato insieme a ricchi materiali d' archivio con uno scopo essenzialmente divulgativo. Perche' nel nostro paese l' informazione sugli stupefacenti in genere e sulla canapa in particolare, e' spesso 'permeata di ideologismi', come spiega il neuropsicofarmacologo Gian Luigi Gessa, uno dei pochi ricercatori italiani ad aver compiuto studi di laboratorio approfonditi sui meccanismi delle tossicodipendenze. Per cui troppo spesso si demonizzano alcune sostanze stupefacenti e se ne assolvono altre. Solo per fare un esempio, dice Gessa, nicotina e alcool danno molta piu' assuefazione della marijuana, eppure circolano liberamente sul mercato.
Non solo; se e' vero che dalla canapa si ottiene la marijuana, e' anche vero che puo' essere utilizzata per scopi industriali del tutto leciti: con la canapa si fanno corde, tessuti ('fatti di canapa' e' una etichetta scherzosamente ambigua), vele, vernici, oli alimentari e da illuminazione, addirittura mattoni, oltre che rimedi antidolorifici e antispastici. Eppure, l'assenza di norme ci obbliga a importare la maggior parte dei prodotti derivati da questa pianta ed e' capitato che innocenti agricoltori abbiano passato i guai nonostante l'autorizzazione ministeriale a coltivare.
Prima del proibizionismo, l'Italia era un ottimo produttore di canapa a scopo industriale come testimoniano nel film i simpatici fratelli Bernardini, due anziani signori con capelli bianchi e folte sopracciglia che hanno aperto a Pisoniano, in provincia di Roma, il Museo della canapa per testimoniare la tradizione canapicola italiana e che confessano di aver fumato un po' d' erba in gioventu', ma, 'Dio mio, senza sapere che era droga!'.
'L' erba proibita' mescola interviste, testimonianze, materiali di repertorio, interventi musicali di gruppi come i 99 Posse e i Reggae National Tickets. Fa parlare Dario Fo e Marco Pannella, il tenente colonnello della guardia di finanza Valter Di Mari, che si occupa della salute di cani addestrati a fiutare droga, e il comico Dario Vergassola, gli studenti del Canton Ticino che godono di una legislazione liberale in materia di erba (possono comprare liberamente i 'sacchettini profumati') e un commerciante d' auto svizzero che ha lasciato l' autosalone per dedicarsi alla produzione di canapa; spiega: 'era piu' interessante vendere un prodotto realizzato da me che le macchine di Agnelli'.
Il tono del documentario e' leggero e divertente: ci sono immagini del 'concorso nazionale rollatori' e spezzoni di alcuni vecchi film americani che demonizzano l' uso della marijuana e c'e Paolo Rossi che fa da filo conduttore con molta ironia. Ma l' intento divulgativo e' al primo posto: si ricorda ad esempio che la prima legge italiana contro gli stupefacenti, conosciuta come legge Cossiga, lasciava ai giudici la valutazione circa il possesso di modiche quantita' di canapa, mentre la successiva legge Vassalli-Jervolino, del '90, stabiliva che l' uso personale di stupefacenti e' reato. E il farmacologo Gessa non si stanca di ricordare che se il Thc, il principio attivo della cannabis che si chiama tetraidrocannabinolo, da' assuefazione, ne da' molta, ma molta meno della nicotina; e suggerisce ai politici chiamati a legiferare in materia: 'prima di scrivere una legge passate un esame con me'.

Fonte: Aduc droghe Notizie

Pubblicato il 11/5/2006 alle 10.38 nella rubrica Diario Canapa.

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